L’apparecchio acustico nel paniere Istat 2020

L’apparecchio acustico nel paniere Istat 2020

Carissimi amici,

L’apparecchio acustico nel Paniere…

Ahimè se ne sono accorti!

Ebbene, l’Istat ha aggiornato il paniere 2020 scoprendo solo ora che più di 7 milioni di italiani fanno uso di apparecchi acustici.

Cosa dire?

Una cosa è certa, qualcuno ha pensato che l’apparecchio acustico può incidere sul nostro tenore di vita, ma una domanda sorge spontanea:

“… Cosa è cambiato ora perchè qualcuno si sia accorto che l’apparecchio acustico sta incidendo sui comportamenti di acquisto degli Italiani?”

Se pensiamo che gli occhiali sono stati inseriti nel paniere Istat nel 2000, come mai solo ora, dopo 20 anni, ci si accorge degli apparecchi acustici?

Non è facile entrare nella mente della commissione che decreta l’uscita o l’entrata dei prodotti nel paniere.

Sicuramente qualche visionario deve esserci.

Però, a prescindere dalle ragioni ispiratrici dell’ISTAT, qualche ipotesi possiamo avanzarla.

Se in commissione Istat se ne è parlato, allora vuol dire che qualcuno si è accorto che esistono, e che forse sono cosi tanti nel Paese che vale la pena considerare l’apparecchi acustico ormai un elemento entrato nelle abitudini degli Italiani.

Forse un oggetto che spaventa di meno e che abbatte il preconcetto della vecchiaia anticipata.

Beh, saranno pure passati 20 anni, ma finalmente qualcuno se ne è accorto.

Questo vuol dire che la maggior parte degli Italiani inizia a pensare che l’apparecchio acustico può risolvere il suo o i suoi problemi. Se in passato bastava alzare un pò il volume della televisione, ora qualcosa di veramente è cambiato.

Non posso neanche pensare che quelli della commissione Istat si siano accorti che i rimborsi Asl, cioè gli euro che l’Asl deve riconoscere al cliente avente diritto, sono fermi al DL del 27/8/1999, e quindi fermi da 20 anni.

Sicuramente avranno anche fiutato che i prezzi al pubblico sono ben diversi dai rimborsi ASl.

Mi piace pensare positivo.

Vorrei osare nel dire che c’è più consapevolezza nelle persone ipoacusiche e quindi pensare che negli anni sono notevolmente aumentate le persone che ricorrono all’apparecchio acustico, tanto da diventare un Popolo rappresentativo.

Beh, io mi sentirei di dirlo, anche con le dovute cautele, non possiamo dire che oggi non c’è chi pensa di risolvere il problema con una tacca di volume in più o con un bel: “scusa puoi ripetere?”.

A questo si contrappone sicuramente campagne di  comunicazione sane e corrette, mettendo in evidenza magari il rischio di demenza, di isolamento sociale e di rischi legati a sintomatologie più severe.

Queste campagne sono ben raccontate dai Centri Acustici Indipendenti, molto più orientati loro al benessere della persona che alla vendita di un prodotto.

La comunicazione sociale si è un pò spostata dal prodotto e/o dal prezzo, andando più nella direzione delle conseguenze sociali sulla persona, sulla prevenzione e sul bene del cliente.

“Cosa accade nella tua vita e quali conseguenze possono esserci in te se non risolvi il tuo problema?” Si sente dire.

Certo c’è ancora chi insiste sulla prova gratuita di un mese per convincere la persona che è una buona strada da percorrere, piuttosto che pensare e focalizzarsi sui suoi bisogni.

Lasciando tra l’altro al cliente esprimersi se va bene o no come se bastasse un mese a riattivare le componenti celebrali associate all’udito. Tempo assolutamente insufficiente per una sana riabilitazione.

Ma questa è un’altra storia, lasciamola alle Grandi Catene, che ne sta facendo tuttora uso.

In un caso o nell’altro, a prescindere dalla qualità della comunicazione e del marketing adottata dai Centri Acustici un fatto è certo.

Se ne parla.

Più di prima.

Qualcuno se ne accorto…

l’ISTAT.

Ben fatto.